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di  Ettore Jorio

Domani negli USA riprenderanno le trattative “commerciali” tra il leader ucraino, Volodymyr Zelens'kyj, e Donald Trump. Gli obiettivi principali sono due: uno è personale, e riguarda Zelens'kyj, che dovrà garantire il proprio futuro politico; l’altro è l’arricchimento in terre rare da parte degli USA, che vale due volte e mezzo i fondi della New Generation Eu che hanno finanziato il PNRR.

 

di  Massimo Reina 

Ah, la magistratura italiana! Sempre sul pezzo, sempre vigile, sempre pronta a colpire… quando serve. A chi? Ma è ovvio: a quelli sbagliati, ovvero quelli di destra. Perché se c’è una certezza granitica nella Repubblica Italiana, oltre alla disoccupazione e alle tasse record, è che la giustizia è indipendente. Certo, indipendente dalla logica, dal buon senso e, soprattutto, da qualunque governo non sia benedetto dalle correnti “giuste”.

Adesso, come abbiamo scritto in un precedente articolo, è il turno di Giorgia Meloni. La colpa, quella vera? Semplice: aver osato proporre una riforma della giustizia che toglie potere ai giudici politicizzati e mette un freno alle carriere costruite nelle segreterie di partito anziché nelle aule di tribunale.

La giustizia indipendente… dai governi sgraditi

Ora, se avete vissuto sulla Luna negli ultimi decenni, lasciate che vi aggiorni. In Italia non si fa politica contro la magistratura: è la magistratura che fa politica contro i governi non graditi. Lo ha imparato Berlusconi, che in vent’anni ha collezionato più processi di Al Capone, Osama Bin Laden e Totò Riina messi insieme. E ora, a quanto pare, tocca alla Meloni.

Perché parliamoci chiaro: se un governo propone una riforma della giustizia, in un paese normale si apre un dibattito. In Italia si apre un’indagine.

Eh sì, perché Meloni non ha semplicemente proposto di dimezzare i tempi della giustizia o di garantire processi più equi. No, no. Ha osato fare la cosa più impensabile: limitare il potere discrezionale delle toghe. Il che, tradotto, significa: niente più giudici che diventano star dei talk show, niente più pm che fanno campagna elettorale sotto la toga, niente più processi che durano vent’anni per poi finire in una bolla di sapone.

 

di  Monica Vendrame 

Roma sta per compiere un gesto d’amore verso i suoi abitanti a quattro zampe. A partire dal 2027, la capitale avrà il suo primo ospedale veterinario pubblico, un luogo che non sarà solo una struttura sanitaria, ma una vera e propria casa di cura per gli animali bisognosi. Un progetto che nasce dal cuore, ispirato dall’esperienza di Napoli, e che promette di cambiare la vita di tanti cani, gatti e delle famiglie che li amano.

 

di  Massimo Reina

L’idea di esportare la democrazia occidentale nei Paesi del Medio Oriente e oltre è stata una delle più grandi truffe geopolitiche del nostro tempo. Dall’Afghanistan all’Iraq, passando per la Libia e la Siria, il risultato è sempre stato lo stesso: caos, guerre civili, terrorismo e un’involuzione politica che ha reso questi Paesi ancora più instabili di prima.

 

di  Ettore Jorio

 Un tema serio del quale bisogna prendere atto è la realtà ucraina. In buona sostanza, rispetto alle posizioni spropositate di spoil system assunte dal presidente Usa, Donald Trump, nei confronti del loro Paese, il mondo intero si sarebbe aspettato dure reazioni popolari degli ucraini. Neppure a sostegno di Volodymyr Zelens'ky minacciato addirittura di esilio.

 

di Massimo Reina

 

Ma guarda un po’. Dopo anni di prediche sull’imparzialità, sulla trasparenza e sull’inesauribile missione di illuminare le masse con la luce della "verità", scopriamo che Open – sì, proprio il fact-checker che decide cosa possiamo leggere e cosa no – fa parte di una rete finanziata dal Dipartimento di Stato americano, dalla National Endowment for Democracy (NED) e dalla Open Society Foundations di George Soros. Roba da non crederci. E invece è scritto nero su bianco sul sito del Poynter Institute, il santuario del fact-checking mondiale che controlla la famigerata International Fact-Checking Network (IFCN), quella che – per intenderci – decide chi è "affidabile" e chi merita di essere bollato come disinformatore.

 

di  Massimo Reina

 

Non bastavano guerre, pandemie, crisi economiche, cambiamenti climatici e Radical-hic assortiti a rovinarci l’esistenza. No, ci mancava pure l’asteroide. Sì, avete capito bene: il 2024 YR4, un simpatico macigno spaziale di 55 metri, ha deciso di puntare dritto sulla Terra, giusto per rendere il tutto un po’ più interessante. Come se la vita quotidiana non fosse già abbastanza complicata tra bollette in salita, politici in caduta libera e televendite di armi in diretta TV.

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