di Massimo Reina
Avete presente quelle vignette da settimana enigmistica dove il protagonista corre sotto la pioggia atomica con un ombrello da spiaggia? Bene. È più o meno così che l’Europa — quella che sogna di diventare una potenza militare seria, ma con la credibilità bellica di Paperoga — si sta preparando alla guerra nucleare con la Russia. Bombe che piovono sulla testa — metaforicamente per ora, fisicamente domani? — e politici che parlano di “ombrello nucleare” francese come se stessimo parlando del parasole da spiaggia venduto a Lido di Camaiore.
Già, l’ombrello nucleare francese. Quel miracoloso scudo atomico con cui Parigi si illude di proteggere l’intera Europa — e soprattutto sé stessa — nel caso in cui al Cremlino dovessero decidere che la diplomazia non serve più.
Solo che non è uno scudo. È una foglia di fico. Di cartapesta. E pure bagnata.
“E allora la Francia...”
Secondo l’Institut de Relations Internationales et Stratégiques (IRIS) — uno dei pochissimi think tank francesi che ogni tanto osa dire qualcosa che non sia puro marketing — la Force de Frappe francese è composta da quattro sottomarini nucleari lanciamissili balistici (SSBN) classe Triomphant, armati con missili M51, che possono trasportare testate TN75 o le più recenti TNO (Tête Nucléaire Océanique). Inoltre, la Francia dispone di vettori aerei Rafale capaci di sganciare bombe nucleari ASMP-A.
Tutto questo porta a un totale di circa 290 testate operative. Bene? No. Perché la Russia ne ha circa 6.250, di cui 1.674 pronte all’uso immediato (fonte: Bulletin of the Atomic Scientists, 2024). Il resto è stoccato, in aggiornamento o strategicamente disperso. Tradotto: la Francia è una formica con un petardo che sfida un orso con un lanciafiamme.
E poi c’è la qualità dell’arsenale russo. Quella che i nostri giornaloni si ostinano a non raccontare, forse per pigrizia, forse per non rovinare la narrazione da film Marvel in cui l’Occidente è sempre buono, moderno e vincente.
Missili che (non) puoi fermare
- RS-28 Sarmat (alias Satana II — e già qui dovremmo capire che non è un petardo): missile balistico intercontinentale in grado di trasportare 10-15 testate MIRV indipendenti e decine di decoys (falsi bersagli). Velocità superiore a Mach 20. Volo suborbitale e traiettoria imprevedibile. Capacità di colpire anche passando dal Polo Sud, eludendo completamente i sistemi di difesa radar schierati a Nord.
- Avangard: veicolo ipersonico montato su ICBM che viaggia a 27 Mach, con capacità di manovra in volo per evitare intercettori. Tradotto: un incubo per ogni difesa esistente. Persino i generali americani hanno ammesso di “non avere contromisure attualmente efficaci” (S. Government Accountability Office, 2023).
- Kinzhal: missile aria-superficie, operativo, lanciato da MiG-31K o Tu-22M3. Velocità Mach 10, raggio 2.000 km. Utilizzato già in Ucraina. Nessun sistema europeo — né SAMP/T né Aegis Ashore — è riuscito a intercettarlo.
- Poseidon: siluro nucleare autonomo a propulsione atomica, progettato per viaggiare sotto le acque a lunga distanza e detonare vicino alla costa, creando tsunami radioattivi. Sì, avete letto bene.
E questi sono solo quelli che ci hanno fatto vedere. Perché, ricordiamolo, né la Russia, né la Cina, né tantomeno gli Stati Uniti hanno mai mostrato tutto ciò che hanno. Quello che sappiamo è già abbastanza per rovinare il sonno al più ottimista dei generali NATO. Quello che non sappiamo... beh, probabilmente è peggio.
L’ombrello che buca
Quindi, torniamo all’ombrello nucleare francese. Funziona? Sì, certo. Come proteggersi da un uragano con una zanzariera. La verità è che non esiste al mondo oggi — nemmeno nei sogni bagnati dei militari americani — un sistema in grado di intercettare e fermare una pioggia coordinata di ICBM ipersonici russi.
E non è solo un problema tecnico. È strategico. Il primo colpo vince, come diceva l’ammiraglio Richard Mies, ex capo dello U.S. Strategic Command: “Chi riesce a disattivare per primo le capacità di risposta dell’altro, ha già vinto la guerra nucleare, anche se poi finisce al cimitero”.