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di Fiore Sansalone

La domenica delle Palme, la festa per antonomasia dei contadini, rappresenta uno degli appuntamenti religiosi più importanti dell’anno. Una ricorrenza tradizionale legata allo scambio di palme e di ramoscelli di ulivo e di alloro, che assume un significativo valore per le virtù magiche e miracolose attribuite a queste piante. 

 

di Adelaide Baldi

Nel Cilento Antico, zona del monte della Stella in provincia di Salerno, dalla metà del secolo XVIII il rituale del Venerdì Santo praticato dalle congrèe  (confraternite) è il momento più sentito del ‘folklore’ religioso da parte della gente dei paesi di questo comprensorio. Inoltre è un momento di aggregazione che difficilmente capita in altre circostanze.

TAVERNA (Catanzaro) - Questo è il periodo della Passione, negli ultimi due anni una vera passione per tutti.
Come sempre, in detto periodo, che corrisponde alla Quaresima, si organizzano ‘A Pigghjata’ oppure ‘A Naca’ o l’Opera, manifestazioni religiose che fanno parte del nostro costume e della nostra vita e che sono incentrate sulla Passione e Morte di Cristo. Non solo qui a Taverna, anche in vari paesi calabresi e non. Ma, come si dice, “ssi cce misu ‘u diavulu” e, quando c’è quello, si può dire addio a tutto, proprio a tutto ciò che si è programmato da mesi (pure anni) con cura, amore e dedizione. Cosicché, anche quest’anno (e chissà per quanto tempo ancora), sarà così.

Papa Francesco ha indetto l’Anno di San Giuseppe, dall’8 dicembre 2020 all’8 dicembre 2021.
Centocinquant’anni fa Pio IX, l’8 dicembre 1870, il giorno dell’Immacolata Concezione, con il Decreto Quemadmodum Deus (“nella stessa maniera che Dio”), aveva solennemente dichiarato Giuseppe Patrono della Chiesa Cattolica nello stesso modo in cui Dio aveva costituito quel Giuseppe, figlio del patriarca Giacobbe, soprintendente di tutta la terra d’Egitto, per assicurare il frumento al popolo, allo stesso modo, quando stava per inviare sulla terra il suo Figlio Unigenito Salvatore del mondo, scelse un altro Giuseppe e lo elesse custode dei suoi maggiori tesori: Gesù e Maria.

In molti centri del Sud Italia, dal giorno successivo al Carnevale e per tutto il periodo quaresimale, è ancora possibile imbattersi in delle rudimentali bamboline di stoffa, esposte alle finestre o sospese a un filo steso da una casa all’altra che una volta servivano a scandire il trascorrere del tempo che precede la Pasqua.
Con una ritualità che resiste ai cambiamenti della società, le bambole Quaresima sono riconducibili ad un unico oggetto tradizionale ma presentano peculiarità, caratteristiche e nomi diversi a seconda dei luoghi: in Abruzzo, Molise e Puglia il termine più comune è Quarantane; in Calabria è molto diffuso Corajisime o Quarajisime, in Campania vengono chiamate Quaravesime o Caraesime.