di Monica Vendrame
I padri sono spesso figure silenziose, che raramente pronunciano le parole "ti voglio bene", ma che lo dimostrano ogni giorno con gesti, sguardi e sacrifici. Nella Festa del Papà, vogliamo celebrare quell’amore discreto ma potentissimo, che non ha bisogno di feste per essere ricordato, ma che merita di essere raccontato.
"Mio padre era uno di quegli uomini che la vita aveva messo alla prova. Da bambino aveva vissuto l’orrore della guerra, la fame, la paura. Aveva visto il mondo cadere a pezzi, eppure, a dispetto di tutto, era rimasto una persona leale, sincera, diretta. Non aveva mai imparato a mentire, nemmeno per comodità. Ogni sua parola era un insegnamento. Ricordo i suoi occhi, che brillavano di orgoglio, mentre raccontava episodi della sua esistenza che lo avevano segnato.
Da bambina, ero innamorata di quell’uomo che mi faceva sentire al sicuro, che mi spiegava la vita con pazienza infinita. Lo ammiravo, lo imitavo, lo aspettavo: era il mio eroe, il mio primo amore. E poi, sapeva parlare un po' di tutto, con una naturalezza che mi faceva sentire il suo essere racchiuso nella sua mente. Ogni sua parola era una finestra su qualcosa di nuovo, e io, ascoltandolo, mi sentivo più ricca, più curiosa, più viva".
Come molti padri, anche lui aveva quel dono di trasmettere conoscenza e curiosità, insegnandoci a guardare il mondo con occhi nuovi. Sono guide discrete che, con il loro esempio, ci mostrano come affrontare il nostro viaggio con coraggio e apertura.
E mentre ripenso a quel legame, il mio sguardo si allarga a tutti i papà. A quelli che ancora camminano al nostro fianco e a quelli che hanno lasciato impronte indelebili. A quelli che hanno combattuto battaglie senza clamore, giorno dopo giorno, per regalarci un domani migliore, a quelli che hanno asciugato le loro lacrime di nascosto, per non farci scoprire quanto fosse pesante il loro fardello. A quelli che hanno sorriso anche quando il sorriso era l’ultima cosa che sentivano di poter fare.
Penso a quei padri che hanno affrontato le tempeste della vita, e che, nonostante tutto, hanno piantato semi di speranza nel terreno più arido. A quelli che hanno lavorato fino a tardi, con le mani segnate dalla fatica e il cuore pieno di speranza, per donarci non solo un sorriso, ma la certezza di un futuro. A quelli che ci hanno insegnato che la forza non è mai urlare, ma resistere; che l’onestà non è una virtù, ma una scelta; e che essere umani significa saper cadere e rialzarsi, sempre. A quelli che, con il loro silenzio e le loro azioni, hanno trasformato il mondo in un posto più gentile, più degno di essere vissuto.
I padri sono così: non hanno bisogno di essere perfetti, hanno solo bisogno di esserci. E anche quando non ci sono più, il loro amore continua a vivere in noi, nelle scelte che facciamo, nei valori che portiamo avanti, nelle storie che raccontiamo ai nostri figli. Perché essere padre non è un ruolo: è un dono che dura una vita intera. E quel dono, oggi, lo celebriamo con gratitudine e amore.
Forse, la cosa più bella che possiamo fare oggi è dire grazie.
Buona festa del papà!