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di Massimo Reina

 

Se c’è una cosa che l’Occidente sa fare bene – oltre a farsi del male da solo – è agitare lo spauracchio della propaganda altrui per distrarre dal proprio teatrino delle marionette. È quello che, con sarcasmo e una buona dose di coraggio, ha denunciato Petr Bystron, deputato tedesco di Alternativa per la Germania, in una riunione del Parlamento Europeo. "Propaganda russa? Ma davvero? Forse sarebbe il caso di guardare prima a quella americana", ha detto in sostanza Bystron, che ha avuto la malaugurata idea di tirare fuori qualche scheletro dall’armadio dei media europei.

 

di  Massimo Reina

 

Viviamo in un’epoca in cui la realtà è stata sacrificata sull’altare della narrativa ideologica, dove il valore della verità storica viene annullato per far spazio a una visione distorta del passato e del presente. La cosiddetta politica woke, nata con l’obiettivo dichiarato di combattere le ingiustizie sociali e promuovere l’inclusività, si è trasformata in un’arma di distruzione culturale. Il risultato? Una "cultura" che in realtà non è cultura, ma una parodia di essa, incapace di valorizzare il passato o di costruire un futuro significativo.

 

di  Massimo Reina

 

La vicenda del concerto di Capodanno a Roma, con Tony Effe escluso dalla lineup del Circo Massimo per via dei suoi testi sessisti e misogini, si è trasformata in una farsa mediatica, ma non nel modo che il diretto interessato vorrebbe farci credere. Lo storytelling che il trapper romano e i suoi sostenitori stanno cavalcando è quello della "censura", della "libertà artistica calpestata" e di un presunto complotto orchestrato da femministe e perbenisti. Ma dietro queste urla di vittimismo, è d'obbligo chiedersi: dov'è la libertà di chi non vuole che simili messaggi siano celebrati in un evento istituzionale?

 

di  Massimo Reina

 

C’era una volta, in un tempo ormai lontano, una fiaba che raccontava di purezza, resilienza e la vittoria della bontà contro la malvagità. Questa fiaba, nota a tutti come Biancaneve, non aveva bisogno di prediche ideologiche, né di revisionismi culturali. Era una storia universale, capace di parlare a grandi e piccini, uomini e donne, senza bisogno di hashtag, schwa e presunti messaggi di “emancipazione” impacchettati dal marketing hollywoodiano.

 

di  Massimo Reina

 

Viviamo in un Paese che, tra leggi fatte male e applicate peggio, riesce a trasformare ogni dramma sociale in un groviglio di burocrazia e ambiguità. Prendiamo lo stalking, quel reato che il Codice Penale definisce con il pomposo termine di "atti persecutori" (articolo 612-bis), ma che, nella vita reale, si traduce in molestie costanti, violazioni della privacy e paura. Un incubo quotidiano per chi lo subisce. Ma ecco la domanda: perché, per configurare lo stalking, nel 90% dei casi viene chiesto alla vittima di  dimostrare che ha cambiato le proprie abitudini di vita?

 

di  Massimo Reina 

 

C’è qualcosa di profondamente ipocrita nell’atteggiamento dell’Occidente verso la Siria. E non parliamo solo di indifferenza, ma di complicità travestita da condanna morale. Per anni ci hanno raccontato che il conflitto siriano era una lotta per la libertà, una rivoluzione popolare contro il regime sanguinario di Bashar al-Assad. Ma la verità, oggi come ieri, è che i cosiddetti “ribelli” non sono altro che un’accozzaglia di jihadisti che nulla hanno a che vedere con la resistenza civile che animò le prime proteste nel 2011.

 

di  Massimo Reina

 

Ma guarda un po’, ci volevano il Censis e il Sole 24 Ore – mica due testate sovversive dalla barba incolta – per confermare quello che ormai da mesi si mormora nel retrobottega del Belpaese. Sarà una coincidenza, ma quando certe verità filtrano perfino nelle sante scritture della borghesia occidentale – quella col mito della “democrazia liberale” sempre in tasca, manco fosse la tessera del supermercato – è segno che la frittata è fatta.

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