Corso Tassoni, Torino. Alle 7:30 di ogni mattina, un’Apecar rossa accende la speranza
di Monica Vendrame
A Torino, in corso Tassoni, un’Apecar rosso fuoco staziona ogni mattina davanti al Liceo Cavour. Non è un veicolo qualunque, ma un’oasi di condivisione voluta da Leonardo Figello, 16 anni, che da oltre un anno trasforma un sogno d’infanzia in un esperimento sociale senza confini: il CondividApe.
Cresciuto tra le montagne di Cantoira, dove giocava con modellini di Apecar, Leonardo ha vissuto i primi anni immerso in una comunità rurale. Oggi, nel cuore di Torino, quell’eredità prende forma su tre ruote. Sul cassone del suo Ape 50, due casse di legno raccontano storie diverse: una è una biblioteca itinerante per la condivisione gratuita di libri; l’altra un magazzino di speranza con pasta, coperte e persino biglietti del tram.
«All’inizio pensavo solo al cibo», ammette Leonardo, scout da quando era in fasce, seguendo le orme del padre e dello zio. Ma i cittadini hanno superato ogni aspettativa: oltre ai generi alimentari, nell’Ape compaiono scarpe, giornali, giocattoli e, a Natale, pacchetti regalo. «Ho capito che la gente ha voglia di condividere, non solo di ricevere», spiega, citando il mantra di Gino Bartali: «Il bene si fa, ma non si dice».
Il progetto, partito a novembre 2023, ha avuto un esordio turbolento. Il primo giorno, un cestino di vimini con un cartello scritto a mano fu svuotato in poche ore. Stessa sorte per la scatola di plastica sostitutiva. La svolta arriva con una cassetta di legno su misura, costruita col padre, e un adesivo professionale: da allora, il CondividApe è diventato un’istituzione.
Ogni mattina, alle 7:30, cinque persone attendono Leonardo per garantirgli il parcheggio. Sono i suoi «affezionati posteggiatori», beneficiari del progetto che hanno creato un sistema di aiuto reciproco. «Prendono dall’Ape, ma ora si sostengono a vicenda», racconta il ragazzo, commosso. Quando avanza pane fresco, diventa lui il corriere, consegnando di persona a chi non può raggiungere il mezzo. Critico verso il consumismo - «una ragnatela che ci imprigiona» - Leonardo sogna un futuro senza app o algoritmi, dove bastano un’Ape e due cassette per costruire legami. «Solidarietà è sentirsi fratelli. Io contribuisco aprendo la scatola, ma il miracolo lo fanno loro», dice indicando i passanti. Alla domanda «Cosa vuoi fare da grande?», risponde: «Essere un uomo felice. E forse, un po’, ci sto già riuscendo»
In un’era di relazioni liquide e likes effimeri, il CondividApe è un atto di resistenza poetica. Leonardo, con la sua timidezza da sedicenne "analogico", ha scoperchiato un bisogno ancestrale: credere negli altri. Non serve una app per donare un biglietto del tram o una sciarpa. Basta un’Ape rossa, una cassetta di legno e la certezza che, da qualche parte, c’è sempre chi trasformerà un gesto semplice in una rivoluzione.
Torino lo ha capito: a volte, per cambiare il mondo, servono tre ruote, non tre stelle Michelin...