MARSALA / La lirica cosmica di Paola Vitaggio
di Arianna Di Presa
Nel presente articolo intendo evidenziare la corrente astratta e narratrice dell’artista marsalese Paola Vitaggio. Il suo amore incondizionato per il Cielo lo trasferisce direttamente su tela, sulle onde dell’infinito e sul valore delle stelle in note sublimate verso il Cosmo. I colori per la Vitaggio nell’eccelsa fluidità, sembrano divenire forti preghiere verso ciò che non si vede, come un soffio di vento che accarezza repentinamente l’anima. In questo senso, dunque, la lirica cosmica di Paola Vitaggio è un’escursione plateale di vivide sensazioni che regnano al di là della concretezza materica e si dirigono in una gloriosa musicalità senza interruzione. Il silenzio e la contemplazione si configurano come le corde primordiali per prendere confidenza con le universali sfumature addensate e condensate ai confini dell’inaspettato immenso.
In ultima analisi, le esposizioni della Vitaggio assumono una valenza internazionale e sono sempre più apprezzate dai fruitori, poiché il silenzio cromatico diviene parola pregiata e fortificata derivante da ciò che manca, in modo che assenza e presenza si uniscano all’unisono rendendo manifesto un ragionevole dolore, il lume per arrivare a sfiorare il sovrannaturale con lo sguardo. L’intera pittura diventa una canzone che fuoriesce dai battiti emotivi fino ad influire sull’ode delle nubi miscelata alla voce dell’umanità.
“Il linguaggio delle stelle è silenzioso come l’odore del cielo
dove il miraggio diventa condensata nube,
il nascondiglio pacato per risorgere.”