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di  Massimo Reina

La paura non solo vende, ma è il carburante di una macchina propagandistica che serve interessi ben precisi. Non parliamo di interessi nobili, come la difesa dei diritti umani o della democrazia, ma di agenda economiche, geopolitiche e militari. E non è un caso che questa narrativa, perfettamente orchestrata di solito da Washington quando alla guida ci sono i DEM, e quindi dalla NATO, torni utile anche a quei governi europei che arrancano, incapaci di risolvere problemi concreti e sempre più schiacciati dal peso della propria incompetenza.

La paura come alibi per l’immobilismo

Quando non hai risposte per la crisi economica, il caro vita, la disoccupazione e il malcontento sociale, qual è il miglior modo per distogliere l’attenzione? Creare un nemico esterno. La minaccia russa, confezionata su misura dai media occidentali, diventa così il pretesto ideale per giustificare politiche fallimentari. Non c’è tempo per parlare di salari, sanità pubblica o welfare: c’è una guerra alle porte! E se il popolo vive nella paura, difficilmente si ribellerà. Al contrario, accetterà sacrifici economici, spese militari spropositate e tagli ai servizi essenziali, convinto che tutto sia necessario per proteggersi dal "nuovo Hitler".

 E qui emerge la vera utilità della paura: mantenere il potere. In un’epoca in cui molti governi sono in crisi di legittimità, la minaccia esterna diventa una scusa perfetta per rimandare elezioni o soffocare il dissenso. Chi osa criticare viene etichettato come "filorusso" o "nemico della democrazia". Si alimenta una narrativa emergenziale che consente a chi è al comando di restarci, nonostante l’incapacità di affrontare i problemi reali.

La paura come strategia per il potere

In Italia, ad esempio, parlare di riforme economiche serie è troppo complicato; molto meglio concentrarsi su scenari apocalittici di invasione, descritti con un fervore quasi cinematografico. La Polonia fa lo stesso: anziché risolvere tensioni sociali interne e scandali politici, si presenta come il baluardo della civiltà contro il barbaro orientale. In tutto questo, i cittadini sono ridotti a spettatori impauriti, costretti a subire scelte politiche che arricchiscono solo l’élite e impoveriscono tutti gli altri.

La paura non è solo propaganda, è manipolazione

L’Europa, in perenne ricerca di giustificazioni per la sua incapacità di risolvere i problemi dei suoi cittadini e sempre più distaccata dalla realtà che essi vivono quotidianamente, hanno trovato nella "minaccia russa" il pretesto perfetto per rimbambire le genti e giustificare la loro inutile presenza a Bruxelles. Accetta sanzioni che colpiscono più i cittadini europei che quelli russi, investe miliardi in armamenti e si aliena il proprio ruolo di mediatore diplomatico. Il tutto mentre l’industria bellica statunitense conta i profitti.

La NATO, ormai trasformata in braccio armato degli interessi delle lobby americane e di alcune del Vecchio Continente, si è accodata con entusiasmo.

Ogni nuova base militare, ogni missile schierato ai confini della Russia, ogni intervento "umanitario" nasconde in realtà un obiettivo ben preciso: mantenere l’egemonia americana, contrastare la crescita di potenze rivali (Russia e Cina) e garantire il controllo delle risorse strategiche. 

La paura non serve solo a vendere giornali o a giustificare l’immobilismo: è uno strumento di manipolazione collettiva. Quando le persone vivono nell’angoscia di una guerra imminente, perdono la capacità di pensare criticamente. Si affidano a chi promette protezione, anche se il prezzo da pagare è la libertà personale o il benessere economico. Accettano decisioni che, in tempi normali, sarebbero inaccettabili: censure, sorveglianza di massa, aumenti delle spese militari e riduzioni dei diritti civili.

La vera emergenza non è l’invasione russa, ma l’uso sistematico della paura per mantenere il potere. È tempo di smettere di credere a queste narrazioni prefabbricate e di chiedere ai nostri governi di affrontare i problemi reali: disuguaglianze, precarietà, crisi climatica. Perché mentre ci raccontano che Putin è alle porte, il vero nemico è già dentro casa: si chiama propaganda, interessi economici e incompetenza politica.

 

 

di  Massimo Reina

Che spettacolo patetico. Davvero, non se ne vedeva uno così ben orchestrato dai tempi della guerra in Iraq. I leader dell’Unione Europea – quelli che non riescono a farsi eleggere nemmeno nei loro condomini, figurarsi nei loro Paesi – ormai si atteggiano a generali da cartone animato, agitando il pugno contro la Russia con la stessa autorevolezza con cui un chihuahua ringhia a un rottweiler.

 

Armi a Kiev, potere a Bruxelles: l'UE verso una deriva autoritaria? Il rischio di un'Europa sempre più lontana dai cittadini

 

di  Monica Vendrame 

La guerra in Ucraina ha messo a nudo molte fragilità dell’Europa, ma ha anche accelerato dinamiche che rischiano di stravolgere gli equilibri interni dell’Unione Europea. Tra queste, c’è il crescente ruolo della Commissione Europea in ambiti che tradizionalmente sono stati di stretta competenza degli Stati nazionali, come la difesa e la sicurezza. Il supporto militare a Kiev, spesso presentato come una scelta obbligata e senza alternative, sta diventando il pretesto per un’espansione del potere della Commissione che solleva non poche preoccupazioni.

 

 

di  Massimo Reina

La vicenda di Giulia Galiotto e della sua famiglia rappresenta l'ennesima dimostrazione di un sistema giudiziario e burocratico che troppo spesso appare sbilanciato a favore dei carnefici e spietato nei confronti delle vittime. Il caso lascia sgomenti: una giovane donna brutalmente assassinata dal marito, una condanna a 19 anni che si dissolve con una semilibertà nel 2022 e la fine della pena nel 2024, e infine, l'epilogo più surreale e indegno di tutti.

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