Pin It

 

di  Lucia Zappalà

Lasciare la propria terra per trasferirsi altrove è un’esperienza che spesso si vive senza la capacità di apprezzare appieno il nuovo ambiente. La nostalgia per ciò che è stato lasciato rischia di offuscare la meraviglia di ciò che ci circonda.

Vivo a Istrana da oltre 27 anni e solo recentemente ho imparato a vedere nel paesaggio che mi accoglie lo specchio della mia anima. Come scrive Antoine de Saint-Exupéry ne Il Piccolo Principe, quando la mia anima è serena, anche il paesaggio intorno a me sembra felice; quando il mio spirito è triste, tutto appare mesto e malinconico.
Ma la verità è che il paesaggio non è né gioioso né triste: esiste semplicemente per quello che è.
Per molto tempo ho creduto che fosse il paesaggio a scombussolarmi, ma ho capito che era l’immagine che mi facevo di esso a influenzare il mio stato d'animo. Con il tempo, ho imparato ad accettarlo, apprezzandone la bellezza discreta e raffinata, senza pregiudizi. Ed è proprio ciò che è accaduto il 12 marzo 2025, durante la serata di presentazione del progetto “Pedalando Istrana”.

La serata è stata introdotta da un brano suggestivo dello scrittore, poeta e cantautore italiano Gio Evan, dal titolo Viaggiate. Dopo essersi lasciati emozionare dalle sue parole e dalla sua musica, uno dei protagonisti della serata, Gianni Pizzolato, ha letto il testo che ha moltiplicato l’intensità delle emozioni:

"Viaggiate, che sennò poi diventate razzisti.
Viaggiate, che viaggiare insegna a sentirsi parte di una famiglia.
Oltre frontiere, oltre confini, oltre tradizioni e cultura.
Viaggiare insegna a essere oltre.
Viaggiate, che sennò poi finite per credere che siete fatti solo per un panorama e invece dentro di voi esistono paesaggi meravigliosi ancora da visitare."

Il viaggio in bicicletta, partendo da Istrana, si è snodato attraverso Ospedaletto, Villanova, Sala e Pezzan, permettendoci di scoprire, pedalata dopo pedalata, la storia e le trasformazioni di questi luoghi. Durante la serata, alcune foto proiettate sullo schermo della Sala Teatro Pio X hanno illustrato la cronologia dettagliata della trasformazione urbana. È stato raccontato come Piazzale Roma si sia evoluto nel tempo, mettendo in luce anche la presenza di comunità Rom negli anni passati e sottolineando i cambiamenti significativi avvenuti nel corso dei decenni.

 

Il pozzo di Tre Forni

 

Tra campagne, siepi e memoria storica

Con le parole di Gianni Pizzolato e gli approfondimenti artistici e storici del professor Luca Mattiello, ci siamo avventurati tra campagne, siepi floride e verdeggianti, percorrendo la memoria storica di Istrana e delle sue frazioni. Abbiamo scoperto come questi luoghi siano cambiati soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, con lo sviluppo progressivo delle infrastrutture e una maggiore urbanizzazione.
È stato emozionante rendersi conto di come, nonostante le trasformazioni, persista la bellezza dei corsi d’acqua che scivolano tra le campagne, ancora intatti nelle loro sfumature naturali. Tra le nuove espansioni residenziali, si ergono silenziosi i vari capitelli, testimoni di un passato che resiste. Tra questi, il capitello gotico dedicato a San Giovanni Battista, patrono di Istrana, che "vigila" sull'incrocio noto come “l'incrocio del capitello”, sostituito da una rotonda nel 2016.

 

gronda ad Ospedaletto

 

Abbiamo anche attraversato il complesso di Ca' Celsi, ammirato la Villa Tamagnino-Lattes, e visitato la chiesetta di Santa Elisabetta, madre di Giovanni Battista, per poi fermarci davanti al Cippo ai caduti e a Palazzo Moretti, sede del Comune di Istrana.

Ciò che mi ha colpito particolarmente è la zona denominata "El Cao de Soto", un angolo di Istrana che conserva l’essenza più autentica e profonda del paese. Qui, al di là della linea ferroviaria, sorge una Istrana che si estende verso le campagne di Villanova e Morgano, mantenendo un forte legame con la tradizione rurale.
In realtà, si potrebbe dire che esistono due Istrana: quella che si affaccia sulla piazza, moderna e civica, e quella più nascosta, che custodisce l’anima schietta e genuina del paese. In passato, gli abitanti di Cao de Soto scherzavano su quelli della piazza, attribuendosi il primato di una “Istrana Cristiana”, in contrasto con la "Civica e Moderna" piazza del paese. D’altra parte, gli abitanti della piazza rispondevano ironicamente, chiamando quelli di Cao de Soto “Vaticano”, per il loro forte legame con la tradizione religiosa e campestre.
È proprio questa doppia identità che continua a dare una nota distintiva a Istrana, un luogo affascinante che, attraverso i suoi contrasti e le sue evoluzioni, ci narra le vicende di chi l’ha abitata e la vive ogni giorno.

 

primavera in via Peschiera

 

Tra le note musicali dei Ductia, la serata è proseguita con la riflessione profonda del poeta Gian Pietro Barbieri, che ha parlato delle siepi, ciò che rimane delle antiche foreste. Barbieri, educatore socio-pedagogico e figura poliedrica, ha sottolineato l’importanza delle siepi come elementi cruciali del paesaggio rurale.
Le siepi non sono solo barriere naturali a protezione delle coltivazioni, ma rappresentano anche un simbolo di custodia e tutela della biodiversità. Lungo i fiumi e i laghi, fungono da zone tampone, proteggendo l’ambiente circostante e favorendo la connessione tra habitat naturali.

Una pedalata metaforica

L’esperienza della “pedalata” è stata un percorso di scoperta, un viaggio contro ogni forma di “ignoranza”, intesa come non conoscenza dei luoghi che ci circondano. È stato un invito a guardare con occhi nuovi il paesaggio, riscoprendo angoli inesplorati e arricchendoci attraverso la condivisione.
La serata si è chiusa con una riflessione profonda: non esistono conoscenze che possano separare le persone. Al contrario, tutti facciamo parte di un percorso comune, in cui la sete del sapere deve avanzare verso obiettivi condivisi. È essenziale unirci nel rispetto reciproco, accettando i propri limiti, con uno sguardo sempre rivolto al nuovo e al diverso.
Alla fine, ci accorgiamo che molte delle emozioni che ci guidano hanno inizio con una semplice pedalata.

 

*Foto di Gianni Pizzolato

 

 

Pin It
Info Autore
Lucia Zappalà
Author: Lucia Zappalà
Biografia:
Lucia Zappalà nasce nel 1971 in Sicilia. Inizia a scrivere poesie al Liceo Classico, scrittura che abbandona subito dopo la maturità. Dopo due decenni di “astinenza” si ridesta forte e imponente il bisogno di dedicarsi di nuovo alla scrittura, riscoprendo che la Poesia è ciò che dà un senso a tutto quando chiude gli occhi la sera. Riprende nell’estate del 2015 nascondendo dapprima questa passione, lasciandosi andare dopo alla condivisione dei suoi testi. Partecipa a concorsi nazionali, conseguendo svariati riconoscimenti. Sue poesie sono presenti in varie antologie di AA. VV. “Scriverai d’una luna nuova”, pubblicato con Akkuaria nel 2019, è il suo primo libro, che è già stato premiato in vari concorsi letterari. Dal 1997 vive a Istrana (TV) col marito e i due figli.
I Miei Articoli