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di  Massimo Reina 

Eccoli, gli italiani. Quelli veri, non quelli da baraccone dipinti dai giornaloni e dai talk-show con il pilota automatico. Un sondaggio ISPOS – che nessuno si affretterà a commentare a Palazzo Chigi o nei salotti televisivi – dice una cosa chiara: la maggioranza assoluta (57%) degli elettori italiani non parteggia né per l’Ucraina né per la Russia.

 E qualcuno dirà: vabbè, ma che significa? Significa che tutta la narrazione bellicista che da due anni ci rovesciano addosso come fosse pioggia benedetta, con Zelensky trasformato in San Giorgio e Putin in Satana, con l’Italia chiamata a ‘fare la sua parte’ in una guerra che non la riguarda, semplicemente non ha attecchito.

La Russia non è nostro nemico

Già, perché se oltre la metà degli italiani rifiuta di schierarsi, vuol dire che il mantra del “se non sei con Kiev sei con Mosca” è crollato. Vuol dire che la strategia infantile della reductio ad Putinum non funziona più. Vuol dire che gli italiani, oltre a pagare bollette astronomiche per le sanzioni che puniscono noi più della Russia, cominciano a chiedersi: ma chi ce lo fa fare? Un terzo degli intervistati parteggia ancora per l’Ucraina, certo, ma tantissimi stanno con la Russia. Un dato che stride con l’informazione monocorde che ci propinano ogni giorno, dove sembra che esista un unico pensiero ammesso: quello dell’“Ucraina a oltranza”, del “Putin cattivo”, della guerra santa contro l’asse del male.

Ma la verità è un’altra: l’italiano medio, quello che non passa il tempo su Twitter a fare il guerriero da tastiera o nei salotti a contare i carri armati russi distrutti, sa benissimo che questa guerra non è affar nostro. Non lo è mai stata. Non lo è per una semplice questione di realpolitik: l’Ucraina non è né nell’UE né nella NATO, quindi perché dobbiamo metterci in mezzo? Perché dovremmo rischiare l’ennesima avventura a suon di miliardi buttati, armi inviate senza ricevuta di ritorno e, peggio ancora, magari qualche soldato spedito a morire per una causa che non ci riguarda?

Più soldi per scuole, ospedali e servizi, meno per le armi

Gli italiani sono più saggi dei loro governanti. La loro massima è sempre quella: “Fatti gli affari tuoi e campi cent’anni”. E di fronte a un governo che straparla di impegno militare, di difesa della libertà e di aiuti illimitati a Kiev, il popolo risponde con un semplice: no grazie. Ora vediamo se qualcuno, tra i geni della lampada che ci governano, avrà il coraggio di ascoltarli. O se, come al solito, faranno finta di nulla e continueranno a spendere miliardi in armi mentre gli italiani faticano ad arrivare a fine mese.

Ma tranquilli: ci diranno che è per la libertà. E chi non è d’accordo è un putiniano. Ma mai che dicano il contrario, ovvero che quei quattro gatti che ancora credono alla favola si mettano le mani in tasca e donino i loro soldi, o meglio ancora, che vadano loro a combattere. Magari guidati dai nostri prodi guerrafondai da salotto del PD e del Governo, dai radical chic e “artisti” vari della musica e della TV, pacifisti a corrente alternata, insieme al galletto Macron e al Führer Von der Leyen. Così almeno farebbero qualcosa di utile: liberarci della loro ipocrisia.

 

 

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Info Autore
Massimo Reina
Author: Massimo Reina
Biografia:
Giornalista, scrittore e Social Media Editor, è stata una delle firme storiche di Multiplayer.it, ma in vent’anni di attività ha anche diretto il settimanale Il Ponte e scritto per diversi siti, quotidiani e periodici di videogiochi, cinema, società, viaggi e politica. Tra questi Microsoft Italia Tecnologia, Game Arena, Spaziogames, PlayStation Magazine, Kijiji, Movieplayer.it, ANSA, Sportitalia, TuttoJuve e Il Fatto Quotidiano. Adesso che ha la barba più bianca, ascolta e racconta storie, qualche volta lo fa con le parole, altre volte con i video. Collabora con il quotidiano siriano Syria News e il sito BianconeraNews, scrive per alcune testate indipendenti come La Voce agli italiani, e fa parte, tra le altre cose, dell'International Federation of Journalist e di Giornalisti Senza Frontiere. Con quest’ultimo editor internazionale è spesso impegnato in scenari di guerra come inviato, ed ha curato negli ultimi 10 anni una serie di reportage sui conflitti in corso in Siria, Libia, Libano, Iraq e Gaza.
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