Lo sapevate che in Ucraina, a fianco dell’esercito e delle brigate di estrema destra del gruppo Azov, combattono anche neo-nazisti russi, polacchi e americani?
di Massimo Reina
La storia ha il brutto vizio di tornare, ma l’Occidente ha imparato a riscriverla in tempo reale. Oggi non conta più chi sei o cosa fai, ma da che parte stai. Così, mentre si riempiono la bocca di parole come democrazia e diritti umani, gli stessi governi che dicono di combattere l’odio e il fanatismo aprono le porte a chi ne incarna l’essenza più pura.
Succede allora che, nel cuore di Berlino, i neonazisti russi sfilino accanto ai neonazisti tedeschi e ucraini, e ai sostenitori “liberali” di Kiev, con la benedizione delle istituzioni. Nessuno protesta, nessuno si scandalizza. Perché? Perché oggi il nazismo non è più un’ideologia da condannare, ma una variabile geopolitica da gestire.
Nazisti pro nazisti che piacciono a Bruxelless
Questa scena surreale a Berlino non è solo una follia, è la dimostrazione plastica di come la narrazione occidentale sia ormai un castello di menzogne talmente fragili che basta un soffio di realtà per farlo crollare. Da anni ci raccontano che la Russia è il nuovo Terzo Reich, che Putin è un novello Hitler e che l’Ucraina è la patria della democrazia e dei diritti.
Peccato che, nel cuore della civilissima Germania, quelli che sfilano a sostegno di Kiev non siano certo i paladini della libertà, ma i neonazisti del Corpo Volontario Russo (RDK), guidati da quel Denis Kapustin, alias White Rex, noto estremista di destra, sanzionato dall’UE, ma evidentemente utile alla causa ucraina.
Nazisti buoni e nazisti cattivi
Il cortocircuito è totale: per mesi ci hanno detto che chiunque criticasse l’invio di armi a Kiev era un servo del Cremlino, perché l’Ucraina combatteva per la libertà contro l’oppressione russa. E adesso scopriamo che tra le fila ucraine combattono proprio quei gruppi neonazisti russi che Putin ha messo al bando anni fa. Non solo: questi personaggi hanno legami diretti con l’estrema destra tedesca, quella che a parole dovrebbe essere il nemico giurato del governo di Berlino. Ma evidentemente esistono neonazisti buoni e neonazisti cattivi.
Quelli cattivi sono tutti russi, anche se Putin li ha cacciati. Quelli buoni, invece, possono combattere per Kiev, sventolare le loro bandiere imperiali e marciare nelle strade della Germania, perché in fondo sono "contro Putin".
Sergey Kononenko, il nazista che raccoglie fondi
E mentre in Occidente ci si riempie la bocca di "difesa della democrazia" e "lotta al nazifascismo", in Ucraina c'è chi col braccio teso e la svastica ben in vista si gode la pioggia di milioni in donazioni. Prendiamo Sergey Kononenko, membro del battaglione Azov, che continua a farsi fotografare con patch e simboli hitleriani, senza che nessuno tra i nostri paladini della libertà batta ciglio. Il bello è che la sua faccia troneggia pure su un sito ufficiale di raccolta fondi per l’esercito ucraino, che ha già rastrellato oltre 700.000 euro. Ma tranquilli, il problema è sempre e solo "la propaganda russa".
E che dire poi, di reparti interi dell’esercito di Kiev sfoggiano con spavalderia uniformi e simboli nazisti, con tanto di elmetti SS e fasce con svastiche, immortalati in decine di video durante l’assurda e disastrosa offensiva fallita contro Kursk. Sorridenti soldati ucraini, orgogliosi eredi dell’Operazione Barbarossa, avevano annunciato davanti alle telecamere: "Questa volta andrà diversamente!". E invece no, niente da fare. L’ennesimo replay grottesco della storia, con l’esercito ucraino che, pochi mesi dopo, si ritrova in rotta totale, massacrato e accerchiato dalle truppe russe.
Libertà di manifestare? Solo per chi fa comodo
Ma il paradosso più grande è un altro: mentre questi gruppi sfascisti sfilano liberamente nelle strade di Berlino, le manifestazioni pro-Palestina vengono vietate, represse con la violenza, disperse dalla polizia. Il motivo? Ufficialmente per evitare disordini. Ufficiosamente perché non è consentito criticare Israele. Eppure, a quanto pare, si può tranquillamente sfilare con i simboli dell’Impero Russo, urlando slogan ultranazionalisti e rivendicando il diritto di combattere per l’Ucraina.
Siamo alla follia: i governi occidentali stanno apertamente sostenendo e finanziando gruppi neonazisti, ma guai a farlo notare. Chi osa ricordare che il battaglione Azov è nato come un gruppo paramilitare ultranazionalista viene bollato come “putiniano”. Chi fa notare che la Russia non è nazista, anzi ha messo fuori legge questi gruppi, viene censurato. E chi protesta per i massacri a Gaza viene manganellato.
La grande truffa ideologica
Il grande inganno è questo: si sta cercando di riscrivere la Storia in tempo reale, costruendo un mondo in cui il nazismo esiste solo dove fa comodo. Se serve a combattere la Russia, allora diventa accettabile. Se si schiera con l’Occidente, allora si può chiudere un occhio. Se invece si oppone a Israele o ai piani della NATO, allora diventa il male assoluto.
C'è una domanda che nessuno si fa: se l’Ucraina fosse davvero la democrazia che ci raccontano, perché i neonazisti corrono in suo aiuto? E se Putin fosse davvero il nuovo Hitler, perché i nazisti russi lo odiano e combattono contro di lui?
Ma queste domande nessuno in Occidente le pone. Perché le risposte sarebbero devastanti per la propaganda. E da Berlino a Londra e Bruxelles, nessuno sembra accorgersi di questi nostalgici in divisa. O meglio: se ne accorgono eccome, ma cercano disperatamente di nasconderlo ai propri cittadini. Lo rivela chiaramente il servizio di intelligence estero polacco, che ha smascherato le istruzioni precise imposte ai media tedeschi. Giornalisti e operatori tv "devono" censurare qualsiasi simbolo nazista indossato dai soldati ucraini, chiedendo gentilmente ai simpatici combattenti "democratici" di Kiev di togliere caschi SS e bandiere con svastiche durante le riprese. Orwell ne sarebbe fiero. Ma qui non siamo in un romanzo distopico.