di Massimo Reina
L'Italia ha spento 76 candeline sotto l’ombrello stellato della NATO. E come ogni compleanno che si rispetti, non sono mancati i discorsi altisonanti, le pacche sulle spalle, i brindisi a base di retorica frizzante e le standing ovation per quei "valori condivisi" che ormai condividono solo i ghostwriter dei ministeri: democrazia, libertà, sicurezza. Tre parole usurate come il giuramento di un consigliere regionale indagato.
Alla cerimonia – rigorosamente a porte chiuse, ché troppa libertà di stampa rovina le foto ufficiali – si sono alternati i soliti noti: generali incravattati, politici in doppiopetto e commentatori che riescono a dire “stabilità internazionale” senza ridere. Tutti allineati, compatti come un battaglione di marines, a celebrare la grande alleanza difensiva che, da 76 anni, esporta la democrazia… purché il paese da liberare abbia abbastanza risorse da valere il biglietto.
NATO... per uccidere
Tutti vestiti bene, pettinati meglio, in posa come a una cresima laica sotto l’ombrellone NATO. Ministri che parlano di pace tra un invio di armi e l’altro, generali che sorridono mentre tracciano linee rosse su mappe lontane, e giornalisti embedded che annuiscono come bobble-head su una jeep militare. È la sagra della doppia morale: applausi per la democrazia esportata a bombe intelligenti, lacrime per le vittime solo se cadono dal lato giusto della trincea. In prima fila, chi s’indigna solo quando a morire non sono i soliti invisibili. E poi si chiedono perché il mondo non ci prende più sul serio.
Certo, il mondo è cambiato. Un tempo la NATO si limitava a difendere l’Europa. Oggi difende interessi ovunque: dall’Afghanistan alla Libia, passando per l’Iraq e l’Ucraina, e magari domani pure su Marte. E ogni volta è la stessa storia: bombardamenti chirurgici, civili collaterali, governi da rieducare a suon di sanzioni e qualche centinaio di contractor. E se poi qualcuno osa dire che forse – dico forse – c’è un problema di legittimità, ecco che scatta l’accusa più grave: disfattista, putiniano, filo-cinese. In un mondo dove la guerra è pace, Orwell è diventato un manuale d’istruzioni.
La NATO – ci ricordano – è “un’alleanza difensiva”. Come no. Come quei buttafuori che per fermare una rissa incendiano il locale. Ma attenzione: lo fanno “per la sicurezza di tutti”. E i morti? "Effetti collaterali". E le violazioni dei diritti umani? "Errori tragici". E i fixer locali, gli unici veri eroi nei teatri di guerra, che vengono dimenticati appena le telecamere si spengono? Nessuna risposta. La NATO garantisce la libertà di stampa, finché la stampa si limita a ripetere i comunicati.
In 76 anni, abbiamo visto la NATO cambiare pelle come un serpente, ma mai anima. Sempre pronta a difendere i “valori dell’Occidente” con ogni mezzo, anche quelli che li contraddicono. E l’Italia, come sempre, applaude. Partecipa. Spedisce truppe, armi, aiuti (sotto forma di missili), e poi si vanta di essere “portatrice di pace”.
Celebriamo 76 anni di adesione. Sarebbe bello festeggiarne almeno uno di autonomia.