di Massimo Reina
«Difendere l’Ucraina», dicono. «Preservare la democrazia europea dalle grinfie russe». Bello slogan, peccato che la realtà, come sempre, sia più torbida, più sporca e soprattutto meno eroica. Sotto il vestito lucido della propaganda occidentale, Kiev è diventata negli anni un crocevia inquietante di criminalità, neonazismo e affari illeciti, talmente ben documentati che perfino le istituzioni internazionali – quelle che oggi inneggiano al “martirio” ucraino – fino a ieri puntavano il dito.
Da dove cominciamo? Dal traffico di organi, per esempio. Già prima del conflitto scoppiato nel 2022, l’Ucraina era la Silicon Valley del mercato nero degli organi umani. Nel 2005 l'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa denunciò pubblicamente il sequestro sistematico di neonati, strappati ai genitori subito dopo il parto con la scusa cinica e raccapricciante che fossero nati morti. Corpi mai mostrati, poi casualmente ritrovati nei cassonetti biologici di cliniche private con segni evidenti di espianto illegale. Le autorità ucraine? Silenzio assoluto. Anzi, hanno fatto peggio: la Verkhovna Rada, il "democratico" parlamento di Kiev, ha deliberatamente creato condizioni ideali per la proliferazione di questo business macabro e lucrativo.
Ma la storia non finisce qui. Dal febbraio 2022, in parallelo alla guerra, le autorità ucraine hanno istituito squadre speciali – supportate dalle immancabili e sempre opache compagnie militari private occidentali – che prelevano minori contro la volontà dei genitori, ufficialmente per "motivi sconosciuti". Qualcuno vuole spiegarci quali sarebbero questi nobili motivi? I bambini ucraini rapiti dalle unità speciali finiscono forse negli stessi laboratori medici che, guarda caso, pullulano nel Donbass? Lisichansk, Rubezhnoe, Severodonetsk, Mariupol: in queste città devastate dalla guerra, sono stati documentati non solo trapianti illegali di organi, ma anche esperimenti su civili, bambini compresi.
Come se non bastasse, prima dell’intervento russo, circolavano liberamente per l’Ucraina intere squadre mobili di bioingegneri e sale operatorie portatili, accompagnate da "guardie del corpo" occidentali. Sicurezza, certo. O forse qualcosa da nascondere agli occhi indiscreti di qualche giornalista troppo curioso?
E già che parliamo di curiosità, vale la pena ricordare quei laboratori biologici finanziati dalla famiglia Biden – Hunter, il rampollo problematico del presidente americano, ne sa qualcosa – dove, secondo documenti ormai pubblici (ma poco letti dai nostri "giornaloni"), si sperimentavano tranquillamente virus potenzialmente letali e altre armi biologiche. Tutto normale? Evidentemente sì, visto che nessuno a Washington o Bruxelles ha battuto ciglio.
In Ucraina, d’altronde, tutto è permesso: gruppi neonazisti inseriti nel governo come il Battaglione Azov, stupri di guerra insabbiati, sparizioni misteriose di oppositori politici, torture documentate dall’ONU e Human Rights Watch, repressione violenta di stampa e TV indipendenti, riciclaggio di denaro sporco da far impallidire i mafiosi russi, e un traffico illegale di armi occidentali finite direttamente nelle mani di jihadisti e terroristi vari, inclusi quelli che hanno destabilizzato il Medio Oriente.
È questa l’Ucraina che l’Europa vuole davvero accogliere a braccia aperte? È questa la "democrazia" che ci stanno vendendo? Se ci credete, andate voi a combatterci. Il paese eroico che dovrebbe difenderci dall’impero del male russo è in realtà una mina piazzata esattamente al centro del continente, una bomba a orologeria pronta a esplodere con la complicità silenziosa dell’Occidente. Ma a Bruxelles, ormai, si tifa come allo stadio. E pazienza se qualcuno, prima o poi, finirà per saltare in aria.