di Monica Vendrame
La Toscana ha fatto storia. Con 27 voti a favore e 13 contrari, il Consiglio Regionale ha approvato la legge che regolamenta il suicidio assistito, diventando la prima Regione italiana a farlo. Una decisione che ha acceso un dibattito intenso, tra chi la considera un "salto di civiltà" e chi, invece, la definisce una "sconfitta per la vita".
La proposta, avanzata dall’Associazione Luca Coscioni e sostenuta da oltre 10.000 firme, è stata approvata con alcune modifiche, ma mantenendo i suoi pilastri fondamentali: la gratuità delle prestazioni sanitarie e l’istituzione di una commissione multidisciplinare per valutare le richieste di accesso al suicidio assistito. La legge, ribattezzata "Modalità organizzative per l'attuazione delle sentenze della Corte Costituzionale 242/2019 e 135/2024", stabilisce tempi precisi: entro 15 giorni dall’entrata in vigore, le ASL dovranno istituire una commissione, e la procedura dovrà concludersi entro 20 giorni dalla richiesta. In caso di esito positivo, entro 10 giorni si definiranno le modalità di attuazione, e entro 7 giorni sarà garantito il supporto tecnico e farmacologico.
Il presidente della Toscana, Eugenio Giani, ha definito questa legge "un segnale molto forte", un passo avanti che potrebbe spingere il Parlamento nazionale a intervenire su una materia ancora non regolamentata. "La Toscana ha compiuto un salto di civiltà", ha dichiarato, sottolineando che la legge rispetta le condizioni fissate dalla Corte Costituzionale.
Ma non tutti sono d’accordo. Le associazioni pro vita, come Pro Vita & Famiglia, hanno bollato la legge come "barbara e disumana", sostenendo che spingerà alla "morte di Stato" migliaia di persone fragili, anziani e malati, facendoli sentire un "peso" per la società. Antonio Brandi, presidente dell’associazione, ha chiesto al governo di impugnare la legge, definendola "incostituzionale" e in contrasto con la tutela delle vite più deboli.
Anche la Chiesa ha espresso la sua opposizione. Il cardinale Paolo Augusto Lojudice, presidente della Conferenza Episcopale Toscana, ha commentato: "Sancire con una legge il diritto alla morte non è un traguardo, ma una sconfitta per tutti". Ha poi esortato i volontari e gli operatori sanitari a non arrendersi e a continuare a portare speranza e cura ai malati.
Dall’altra parte, c’è chi vede questa legge come un atto di civiltà e rispetto per l’autodeterminazione delle persone. Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Luca Coscioni, ha sottolineato che la legge eviterà casi come quello di Gloria, una donna toscana costretta ad attendere mesi per una risposta mentre viveva in una condizione di sofferenza insopportabile. "Questa legge garantisce tempi certi e procedure chiare, nel rispetto della sentenza della Corte Costituzionale", ha dichiarato.
La Toscana ha dunque aperto un varco in un dibattito etico e giuridico complesso, che divide l’Italia tra chi chiede più diritti e chi teme per la tutela della vita. La legge, pur regionale, potrebbe rappresentare un punto di partenza per un confronto nazionale più ampio, in attesa che il Parlamento si pronunci su una materia così delicata.
La decisione della Toscana è un passo coraggioso, ma anche controverso. Da un lato, riconosce il diritto all’autodeterminazione delle persone in condizioni di sofferenza estrema, garantendo loro una via d’uscita dignitosa. Dall’altro, solleva preoccupazioni legittime sulla tutela delle vite più fragili e sul rischio di abusi. La sfida ora è trovare un equilibrio tra il rispetto della libertà individuale e la protezione dei più deboli, in un dibattito che tocca il cuore della nostra umanità.