di  Ettore Jorio

Domani negli USA riprenderanno le trattative “commerciali” tra il leader ucraino, Volodymyr Zelens'kyj, e Donald Trump. Gli obiettivi principali sono due: uno è personale, e riguarda Zelens'kyj, che dovrà garantire il proprio futuro politico; l’altro è l’arricchimento in terre rare da parte degli USA, che vale due volte e mezzo i fondi della New Generation Eu che hanno finanziato il PNRR.

Entrambi i temi sono destinati a impoverire gli ucraini. Il primo sul piano della democrazia interna, dove alcuni scelgono ciò che spetterebbe ad altri (intendendo il popolo ucraino). In secondo luogo, sulla loro ricchezza patrimoniale da destinare al Paese per la sua risalita dal nulla, la condizione in cui la guerra l’ha ridotta.

La democrazia interna è un diritto naturale degli ucraini: di scegliere chi debba governarli dopo la deposizione delle armi, finalmente a morti zero. Un processo che dovrà trovare in terra ucraina le candidature popolari, i progetti di breve e medio periodo, la manifestazione del consenso elettorale. Ciò indipendentemente dalle promesse che Zelens'kyj potrebbe ottenere da Trump in cambio di un esproprio consenziente di miliardi di dollari.

D’altra parte, va considerato il bottino di guerra rivendicato dal presidente USA come prezzo per gli aiuti militari. Meglio, a ristoro (dixit) dei costi sopportati per contribuire a una contesa che si sarebbe potuta chiudere prima e meglio, certamente con qualche centinaio di morti in meno.

In proposito, va considerato il costo umano di una siffatta spoliazione. Questo perché la predazione di una tale ricchezza naturale, valutata cinquecento miliardi di dollari, si traduce in una diffusa perdita di opportunità per gli ucraini di trasformare un tale importante bene in occasioni produttive di ogni tipo e occupazionali. Ivi c’è bisogno di investire per ricostruire, per generare ricchezza, per far rientrare tutti gli ucraini scappati via per la politica sbagliata. Per riformare la Nazione, distrutta da un folle intento a fare la guerra contro un altro folle, questuando quattrini per armi piuttosto che rivendicare isolamenti della Russia sul piano diplomatico.

Si discute oggi del ruolo dell’Europa. L’esperienza porterebbe a pensare, in un secondo momento, alla sua sostanziale inutilità, atteso il suo impegno a difendere con armi un’iniziativa indifendibile sotto il profilo del risultato. Seppure ideologicamente praticabile, ma produttiva di tante inutili morti, delle quali l’umanità ha diritto di chiedere il conto.

Che venga la pace. Che si tratti per le terre rare ma con una grande contropartita: un piano simil Marshall. Su questo l’Europa potrà riconquistare la sua nobilità.

  

 
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ETTORE JORIO
Author: ETTORE JORIO
Biografia:
Ettore Jorio insegna presso l’Università degli studi della Calabria “Diritto civile della salute e dell’assistenza sociale”. Esercita la professione di avvocato con studi a Cosenza e a Roma. E’ autore di otto monografie riguardanti il diritto sanitario, il diritto all’assistenza sociale, il federalismo fiscale, il predissesto dei Comuni, il welfare state. Scrive su Astrid, per il IlSole24Ore, per Sanità 24, per la Gazzetta del Mezzogiorno e per diversi quotidiani regionali. Nella sua veste di studioso-esperto è stato chiamato a fare parte di organismi statali e regionali nonché di diversi comitati di redazione e scientifici, a diffusione nazionale e internazionale, che si occupano prevalentemente di diritto ed economia sanitaria. Oggi si sta interessando della problematica afferente all’ingresso a regime nella pubblica amministrazione dell’intelligenza artificiale, non disdegnando di scrivere anche di politica, non solo nazionale.
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